Del diman non v’è certezza

Tornerò spesso sul fatto che nessuno può dire di conoscere quale sarà l’andamento futuro dei mercati finanziari.

È per questo che fare le scelte migliori non significa andare a colpo sicuro ma ridurre il rischio complessivo degli investimenti.

Non si può pensare di fare tutte le operazioni di borsa in guadagno. Bisogna, invece, preventivare che alcune operazioni saranno in perdita ma questa perdita deve avere un senso per la comprensione complessiva della situazione del mercato e per ridurre il rischio complessivo degli investimenti.

Tutti ci hanno sempre detto che l’investimento azionario deve essere visto in un’ottica di lungo periodo.

Dobbiamo pensare quindi che le persone che consigliano di investire solo in un’ottica di lungo periodo intendono con “lungo periodo” l’infinito?

Ovviamente no!

Prendiamo in considerazione la borsa italiana con i suoi 300 titoli quotati e che è ben rappresentata dall’indice FTSEMIB .

In questi ultimi 10 anni abbiamo assistito a guerre, disastri di tutti i generi, fino alla crisi di questo ultimo anno, ma com’è stato l’andamento dell’indice MIB30 che rappresenta i 30 titoli più rappresentativi della Borsa italiana?

Nel periodo che va dal 30 agosto 2005 (FTSEMIB=33520) al 30 agosto 2015 l’indice FTSEMIB (FTSEMIB= 21473), ha perso il 35%.

Ora, però, se andiamo a guardare in tabella le performance dei migliori e peggiori 3 Fondi azionari italiani, cioè quelli che hanno investito sulla borsa italiana in questo stesso periodo in cui l’indice perde complessivamente il 35%, abbiamo un’incredibile sorpresa.

 

Primo Classificato +51%
Secondo classificato +40%
Terzo classificato  40%
Terzultimo classificato -15%
Penultimo classificato -18%
Ultimo classificato -30%

 

Ci sono i tre migliori fondi che hanno realizzato guadagni che vanno dal 30% al 50% di guadagno, mentre i cinque peggiori hanno perso fino al 30% (per spirito di carità non indico il nome dei peggiori, ma nemmeno quelli dei migliori ma ti dirò dove andare a scoprirlo).

Solo per i fan di ETF: LYxor ETF MIB ha perso il xxxx

Allora, è giustificata l’insoddisfazione degli investitori italiani? Certamente sì, ma solo di coloro a cui non è stato proposto di investire nei fondi migliori. A te, ad esempio, hanno mai proposto i primi cinque fondi della tabella in questi ultimi dieci anni?

Investimenti-2-Imc

Come si sente quell’investitore che ha investito sulla borsa italiana ma si è imbattuto in un fondo che oggi accusa un rendimento talmente distante da quello del migliore che è come se avesse investito in altro Paese o settore? Non vorrei essere nei suoi panni. Anche perché c’è sicuramente un altro investitore, che ha investito nei fondi migliori e anche oggi – 30 agosto 2015– sta guadagnando.

All’altro investitore, invece, oggi forse la sua banca sta spiegando che non deve preoccuparsi: in fondo dieci anni non sono molti. Ci sono buone possibilità che, nei prossimi dieci anni, le cose vadano meglio…

Certo, tutto è possibile. Ma non tutto è probabile. E le probabilità che il fondo peggiore negli ultimi anni di colpo si redima e diventi nei prossimi dieci performante sono talmente scarse da essere quasi inesistenti. Mentre sono molto buone le possibilità che il fondo migliore continui così anche in futuro ma per sicurezza meglio tenerlo monitorato con un metodo infallibile che ti spiegherò più avanti.

CONSIGLI

Cosa significa veramente “diversificare”?

Diversificare è un termine molto usato in finanza, ma dobbiamo intenderci senza alcun dubbio sul suo vero significato.

Diversificare, infatti, non significa soltanto investire il proprio patrimonio in diverse risorse, in ambiti e settori diversi, in nazioni diverse.

Significa, principalmente, investire in modo che le tendenze NEGATIVE di un’attività siano il più possibile compensate da quelle POSITIVE di un’altra.

Questo è molto importante da capire, altrimenti ci potremmo trovare in una situazione per cui, pensiamo di aver diversificato, ma in realtà non l’abbiamo fatto. Come nel caso in cui, ad esempio, uno abbia investito, contemporaneamente nel settore automobilistico e in quello dei pneumatici: è molto probabile che i due settori si muovano in sintonia, e quindi alla crisi dell’uno corrisponda puntualmente la crisi dell’altro. (poche auto = pochi pneumatici)

Per evitare questo rischio – che non è trascurabile – è importante valutare molto attentamente quali sono i collegamenti di mercato che possono esistere da diversi settori Una volta studiati questi collegamenti, la parola d’ordine diventerà: diversificare sì badando a scegliere attività che NON si muovono nella stessa direzione!

Non fare anche tu come fece un mio cliente, le cui vicende ti racconto qui di seguito.

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